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Pittore raffinato, tra i protagonisti del filone eccentrico che percorre la pittura italiana all’inizio del Cinquecento, Giovanni Agostino da Lodi è stato riscoperto dalla critica solo alla fine del XIX secolo. Giovanni Agostino è una figura dai contorni biografici sfuggenti e con un catalogo estremamente limitato di opere datate: dovette formarsi nella Milano di Bramantino e di Leonardo, ma nonostante le radici lombarde la sua prima attività nota si consuma a Venezia, a partire all’incirca dalla metà degli anni novanta del Quattrocento, dove si trattiene per una quindicina d’anni. Le sue tracce si perdono poco dopo il rientro a Milano, città in cui è documentato tra il 1510 e il 1511. In questo breve ma intenso arco cronologico, l’artista dimostra una straordinaria ricettività verso i maestri più moderni con i quali entra in contatto tra i due centri: i già citati Bramantino e Leonardo, Boltraffio e Marco d’Oggiono, Alvise Vivarini, Giorgione, Dürer. Significativi sono anche i dialoghi con Boccaccio Boccaccino, con gli emiliani Lorenzo Costa e Francesco Francia, la cui influenza sul crinale del XVI secolo si riverbera anche a Venezia, e con la statuaria dei Lombardo: diverse esperienze che Giovanni Agostino rielabora in un linguaggio poetico e bizzarro, profondamente originale.
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