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Il filosofo greco Teofrasto riteneva che il senso che apre piů violentemente la porta alle passioni sia la percezione acustica: solo la musica č davvero lacerante per l'animo umano. Per Pascal Quignard il terrore e la musica sono inesorabilmente legati, e in un testo composto da dieci dense e poetiche riflessioni si interroga sulle relazioni che intercorrono tra musica e sofferenza sonora. Sentire č essere toccato a distanza: chi ascolta non č un interlocutore, č una preda che si consegna alla trappola. Ulisse legato all'albero della sua nave č "assalito" dalla melodia: la musica č un amo che afferra le anime e le conduce verso l'inconoscibile primigenio, verso la morte. Ma la musica, in quanto potere, si associa a qualunque altro potere: č intrinsecamente iniqua e asimmetrica. Udito e obbedienza sono intimamente legati, e il fascismo ha saputo fare dell'altoparlante il suo strumento principale per spingere l'uomo verso la distruzione. Come sentire la musica, qualsiasi musica, senza obbedirle? Come "disincantare" l'essere umano? L'espressione "odio della musica" vuole proprio indicare fino a che punto la musica puň diventare detestabile per chi l'ha amata di piů. Un classico su cui ogni appassionato del mondo sonoro dovrebbe fermarsi a riflettere.