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Con una prosa vivace e accattivante, il celebre autore ligure racconta, in un saggio pubblicato nel 1897, il fenomeno sociale della lettera anonima, molto diffuso alla fine del XIX secolo, rimandando con una serie di passaggi anticipatori alla piaga contemporanea dell'odio online. Fenomeno diffuso in ogni parte d'Italia, la lettera anonima colpiva a quel tempo persone di diversa estrazione sociale, come accade oggi con l'instancabile attività degli odiatori da tastiera. De Amicis paragona a un "monello che non può vedere un muro bianco senza sentire il bisogno d'imbrattarlo" chi non riesce a sopportare la felicità o il successo altrui senza provare tale e tanta invidia da rovinare la sua serenità "sputandovi sopra" il suo "inchiostro venefico". Aggiungendo che probabilmente, a dispetto della quantità di lettere anonime inserite nelle buche delle lettere di tutta Italia, gli autori di quei testi odiosi sono pochi e rosi da una perfida invidia, oltre che persone considerate spesso… per bene. Altro riferimento, questo, alle esperienze che agitano il Web ben oltre un secolo dopo la pubblicazione di questo saggio. Prefazione di Demy Sessa. Introduzione di Ugo Mancini.
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