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«Viviamo tutti la stessa storia, ma ognuno ne vive una parte differente.» Siamo a Roma sul finire degli anni Settanta, la giovane Marie ha lasciato Praga negli anni bui post invasione sovietica e vive in una comune con Tommaso e Anna, dividendo il suo desiderio di amore tra il giovane rivoluzionario Mels (acronimo di Marx, Engels, Lenin e Stalin) e il più anziano studioso Pavel, amico di suo padre e restato in patria, con cui intrattiene un’intensa corrispondenza che resta platonica. Nel frattempo ha un figlio col suo compagno Jan, anche lui ceco in esilio. Ogni personaggio parla in prima persona, raccontando la sua parte di storia, nella ricerca di sé e di nuove radici, cercando un approdo nella disillusione delle utopie. Il racconto a più voci, procedendo senza seguire la linearità del tempo e dello spazio, cerca una sintesi esistenziale, e lo fa proprio grazie alla scrittura – lettere, poesie, interi romanzi, autobiografie, comunicati terroristici –, strumento e forza ordinatrice, per quanto labile e soggetta a incomprensione e smarrimenti. Ne risulta un ritratto estremamente pregnante del senso di oppressione, filosofico e intimo, dove pubblico e privato non sono così facilmente distinguibili, dovuto alla perdita della libertà oltre la cortina di ferro, che può essere valido e attuale anche ai nostri giorni.